CIMINNA (PA)

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Storia, arte, tradizione, costume, usi, verde, sole.......
Parte II Cap 6
oom:MemorieDocumenti1911.
 

Canti e leggende

Usi e costumi di Ciminna

Dr Vito Graziano

Pubblicato MCMXXXV

Parte Seconda cap.6

Rappresentazione sacra del 1797

 

1.Rappresentazione sacra del 1797
La più importante di tutte le rappresentazioni sacre eseguite in Ciminna per la vastità del terna scelto ad essere raffigurato, pel numero e la natura dei personaggi e per la magnificenza della messa m iscena fu quella del 1797, e perciò merita essere conosciuta per la storia del paese, che nel censimento dell' anno seguente 1798 risultò di 6150 abitanti, e per dimostrare indirettamente quali dovevano essere quelle dei grandi centri, che disponevano di mezzi maggiori.
L'autore della detta rappresentazione fu un prete domenicano nativo di Ciminna, che nel suo ordine ottenne il grado di baccelliere ed ebbe fama di dotto, P. Fr. Vincenzo Brancato. Egli ne scrisse la relazione e ne diresse 1' esecuzione artistica.
La rappresentazione cominciava con un gruppo di tre personaggi coi relativi motti : Il Genio di Ciminna, fiancheggiato dalla Religione e dal Desiderio di onorare il Crocifisso; quindi seguiva l'Angelo tutelare di Ciminna portante uno stendardo, in cui da una parte era rappresentata la croce e dall' altra si leggeva a caratteri d' oro il motto : Apocalypsis lesu Christi. Dietro il suddetto angelo seguiva la rappresentazione dell' altissima profezia, secondo 1' ordine del sacro testo, dal primo all'ultimo capitolo, dei quali era riassunto e raffigurato con personaggi il significato. Chiudeva la rappresentazione un luminoso carro, formato da nuvole, sulla cui cima si ergeva l'augusto Trono di Dio e dell' Agnello Divino, e da sotto il trono sgorgava un limpido fiume, che scendeva vagamente quinci e quindi a bagnar le riviere sparse da alberi onusti di frutta d' ogni specie. Nel mezzo sorgeva una palma carica di datteri, sopra le cui fronde sfolgorava luminosissima croce col motto : Lignum tìitae, dinanzi alla quale stava genuflessa Ciminna in atto di adorarla col seguente motto : Protege, salva, benedic, sanctifica.
Il numero dei personaggi, a piedi e a cavallo, non può dirsi con precisione, perché alcuni gruppi sono indicati nella relazione coi nomi collettivi di popolo, esercito, turbe, ecc. Però da un esame fatto sulla detta relazione risulta che essi furono più di cinquecento. Ma le cose degne di maggior rilievo erano la varietà e la natura dei personaggi. Infatti in essi erano raffigurati enti soprannaturali, come il Dio Padre, Gesù Cristo, angeli, santi, anime, demoni, ecc. ; antichissimi storici, profeti, sacerdoti dell' antica legge, ebrei, vescovi, eresiarchi e conquistatori coi loro seguaci, re, guerrieri, eserciti e turbe di popolo ; enti naturali, come il ciclo, l'oriente, il giorno, la terra, il mare, montagne, fiumi, città, animali, ecc., e, quel eh' è più, molti enti allegorici, come le virtù, i vizi, la morte, il paradiso, 1' inferno e tante altre idee astratte. Né meno importante era il vestiario, poiché, leggendone la descrizione, non si può dire se allora fosse più ammirevole la forma appropriata all'idea rappresentata dal personaggio o la sua magnificenza.
Questa rappresentazione, di cui si conserva ancora nel popolo la tradizione, era preceduta da un coro di sonatori di timpani ed altri strumenti da fiato, vagamente vestiti e percorse le vie principali del paese, fermandosi nei luoghi più importanti. In questi avvenivano le scene più caratteristiche : ora due cori di angeli e di seniori cantavano somme lodi ali' Agnello Divino, parafrasando in versi italiani i versetti 9-13 del capo V dell' Apocalisse, ed ora si eseguiva il gran combattimento fra S. Michele e gli angeli suoi seguaci da una parte e Lucifero e i demoni suoi aderenti dal!' altra, descritto nel capitolo XII della detta Apocalisse. Nella riproduzione di queste scene alcuni esecutori vi mettevano tale efficacia, che ne restavano stanchi per qualche tempo ; ed esiste ancora la tradizione di un uomo, forse ammalato, che era vestito da demonio, e. si affannò tanto a rappresentare la sua parte, che ne morì lo stesso giorno.
I personaggi furono scelti fra tutte le classi sociali, e il vestiario fu preso in affìtto anche da altri paesi circonvicini e financo da Palermo. Furono inoltre adibiti pittori per dipingere i vestiti e i motti. La spesa erogata per quella rappresentazione si rileva dai conti della festa e fu la seguente. « Spese a minuto tari 16, a D. Vincenzo Di Bella per fatica di pittura tari 20, per due vetture accesso e recesso da Corìeone di pittori per la reale condotta tari 14, per pagamenlo agli stessi per affitto di robbe onze 34 e tari 23, per pane somministrato ad essi tari 19, per due vetture per Palermo pel baccelliere Brancato tari 16. Totale onze 37 e lari 18 (pari a L. 479,40). »
In fine del volume sarà riportata la relazione scritta dall'autore.

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