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Parte II Cap3
oom:MemorieDocumenti1911.
 

Canti e leggende

Usi e costumi di Ciminna

Dr Vito Graziano

Pubblicato MCMXXXV

Parte Seconda cap.3

La festa di S. Vito.

 

1. La festa di S. Vito
Come tutti i santi patroni S. Vito ha due feste, 1' una il 15 giugno e 1' altra la prima domenica di settembre, 1' una campestre e 1' altra cittadina.
La festa del 15 giugno è preceduta ogni anno da sette martedì, che si celebrano nel santuario del santo fuori il paese. Vi si celebra la messa con intervento del popolo e della banda musicale e si porta in processione il simulacro fuori la chiesa.
I martedì sono celebrati a spese delle varie classi del popolo. Infatti il primo è fatto dai vucceri, il secondo dai picurara, il terzo dai vardiddara, il quarto dai varveri, il quinto dai carritteri, il sesto dai muratura, e il settimo da tutto il popolo. Fra le dette classi avvenivano un tempo delle gare per la celebrazione dei singoli martedì
2. La festa attuale
La festa della prima domenica di settembre è la più importante del paese dopo quella del Crocifisso, e vi è pure ogni anno grande affluenza di forestieri dei paesi vicini. E la festa patronale, la festa per eccellenza di Ciminna.
Essa rimonta al 1672 e ricorda la traslazione in Ciminna delle reliquie del santo, avvenuta nel detto anno.
Vi è fiera di bestiame, istituita da tempo immemorabile, suono di banda musicale, corse di bàrberi, illuminazione nelle strade con lampade elettriche, sparo di fuochi artificiali e processione del simulacro 1 e delle dette reliquie racchiuse in una urna d'argento, con intervento del clero e della confraternita del santo. Si dice per tradizione che verso il 1800 vi fu anche una processione figurata della vita del santo.

Per devozione al loro patrono i Ciminnesi residenti in America fondarono ivi molti anni addietro un' associazione intitolata S. Vito di Ciminna, che è una delle più benemerite e floride associazioni coloniali.

(1) Esso fu restaurato a cura dell'abate D. Vito La Porta nel 1828.

 

3. Il mercato antico

Nei tempi passati vi era un gran mercato, che durava 15 giorni e faceva accorrere dai paesi vicini molti forestieri.
Si vendevano merci di ogni genere : tessuti di lana, di cotone e di seta, lavori in oro ed argento, oggetti di vetro e di maiolica, utensili di rame e di ferro, cuoiami, calzature, stoviglie e inoltre gingilli e giocattoli d'ogni specie : trombette, tamburi e tamburelli a sonagli, zufoli e scacciapensieri, e vi erano pure pasticcieri e torronai che esponevano la loro mercé in bancali coperti da tendoni.
Nella settimana che precedeva la festa, accorrevano in Ciminna numerosi mercanti forestieri, particolarmente di Palermo e di Termini Imerese, i quali trasportavano le loro mercanzie su animali da soma e l'esponevano in baracche o logge costruite nella strada delle Vuccerie, oggi via Umberto I.
Ogni baracca aveva la forma quadrata, col lato lungo una canna (m. 2,06). Lateralmente e di dietro era chiusa da tavole, e al davanti aveva un tendone che si alzava e si abbassava secondo il bisogno. Al di sopra era coperta da un graticolato di listoni e da tegoli che erano forniti gratuitamente da tutti li stazzunara del paese.
Le logge dei pannici i erano circa 12 disposte lungo il muro laterale della chiesa di S. Domenico, quelle degli orefici da 6 a 8, lungo il muro compreso fra la chiesa della Raccomandata e il principio della via Alvano e quelle dei macellai da 5 a 6, lungo il muro che fa angolo con la via Fontanella. Durante la notte le logge erano custodite da una guardia urbana.
Alla estremità della detta via era 1' antico stazzone con le casette dei quartarara, dinanzi alle quali si vendevano i prodotti della loro industria, e infine fuori 1' abitato, nel piano chiamato della Apurchiarola, vi era la fiera del bestiame.
Per le difficoltà del commercio e per la mancanza di vie rotabili si difettava allora in Ciminna di negozi, e quindi i cittadini e gli abitanti dei paesi vicini aspettavano i giorni del mercato per fare provvista del bisognevole. Però dopo il 1860 il commercio cominciò ad attivarsi, sorse qualche bottega più o meno fornita di ogni necessario, e il mercato perde d'importanza, finché verso il 1870 cessò di esistere e ora nessuno lo ricorda più.
La festa aveva termine coi fuochi artificiali, dopo i quali cominciavano i cosi detti notturni composti da cantatori con suono di chitarre e mandolini, per cantare canzoni d'amore, per lo più a pagamento, davanti le porte delle donne amate. Il giorno dopo ricominciava la solita vita e bisognava fare i conti coi creditori, che per antica usanza aspettavano quella festa per essere pagati.

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