CIMINNA (PA)

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Parte terza
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Memorie e Documenti

Dr Vito Graziano
Pubblicato MCMXI

Parte III - cap. 5

Persone illustri per bontà di costumi e santità di vita

 

1. Fra Luca da Ciminna. - 2. P. Giambattista Castilluzzo. - 3. Suor Elisabetta Tippedi. - 4. Fra Michelangelo da Ciminna. - 5. P. Fr. Vincenzo Salanitro.- 6. P. Salvatore da Pantelleria. - 7. P. Santo Grech.


1. Fra Luca da Ciminna

Fra Luca da Ciminna nacque ivi e visse sempre nel-l'ex-convento di S. Domenico coll'abito di frate converso. Per ordine dei superiori fu addetto alla piantagione e alla cultura della vigna, nelle terre donate al detto convento dal marchese di Ceraci, e ivi passò gran parte della sua vita nella penitenza e nelle orazioni. Per attendere meglio a questi devoti esercizi, collocò in sito conveniente una grandissima croce; perciò quel luogo conservò per molto tempo dopo il nome della croce, quantunque questa fosse stata tolta e presa a piccoli pezzi dai fedeli per ricordo di lui.
Stando ivi nell'orazione e nel fervore, Dio volle mostrar ne la santità con alcuni prodigi, che sono raccontati in un volume lasciato dai frati del convento e qui riferiti per curiosità dei lettori. Un giorno molti contadini zappavano nella detta vigna e pel molto lavoro erano afflitti da una gran sete, perché non avevano un recipiente per tirare l'acqua da un vicino pozzo. Fra Luca ne ebbe compassione e, andato ivi con una cesta di verghe, ve l'immerse dentro e, tiratala fuori colma d'acqua, se la pose in ispalle e la portò ai poveri zappatori, con loro grande meraviglia e sollievo. Un altro giorno, trovandosi nella suddetta vigna con molti giornalieri, vide in aria un'anima, che se ne volava al cielo, t fatta ad essi premura d'inginocchiarsi, diceva loro additando la visione: Vedete, vedete là. Ma nessuno vedeva ciò che miravano gli occhi purgati del servo di Dio. Ed essendo stato lungo tempo in estasi a mirare fisso in quel punto, ritornò in sé stesso e mandò uno di essi in Ciminna, per sapere chi era spirato in quel momento. Infatti si seppe che era morta Suor Teda Gigante, donna di tanta perfezione, che il suo corpo mandava odore soavissimo e perciò fu sepolta con ogni onore sotto l'altare della Madonna di Libera Inferni nella Matrice. Una sera di venerdì di marzo, orando nella cappella del SS. Nome di Gesù a S. Domenico, egli fu visto da certo Alessandro Canzoneri sollevarsi dal suolo più di quattro palmi. Una volta predisse ad una signora gravida il sesso e le buone qualità del futuro figlio, come poi successe veramente.
Dopo una vita passata nella perfezione religiosa, questo servo di Dio morì verso l'anno 1640 nella sudetta vigna, ove fu trovato morto ginocchioni innanzi la sua diletta croce. Il suo corpo fu con molta venerazione trasportato in Ciminna e posto in luogo distinto nella sepoltura dei frati in S. Domenico.

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2.P. Giambattista Castilluzzo

P. Giambattista Castilluzzo nacque in Ciminna il 9 aprile 1613 da Paolo e Domenica Castilluzzo, e fece parte dell'ordine dei Minimi di S. Francesco di Paola. Ordinato sacerdote, percorse tutti i gradini della perfezione religiosa, possedendo ogni virtù in grado eminente. Ma si distinse in modo particolare nelle mortificazioni corporali e nel silenzio da lui osservato per quindici anni, onde divenne in fama di santità.
Rifulse anche per la sua dottrina, essendo stato Maestro in sacra Teologia e poeta siciliano, di cui riferisco questa breve canzone riportata nella storia di Salerai, scritta dal P. Stanislao Cremona della Compagnia di Gesù e tuttora inedita:
Cu li soi inganni lu munnu ci alletta, La carni cu lu spiritu fa lutta, Lu dimoniu ci occulta la via retta, Oh chi tim'pesta eh'è sta vita tutta! Dunca cui nun ha sennu, sennu metta, Cui nun ha sennu ci arresta di sutta! Lu tempu passa e curri cu gran fretta, Salvasi cu si po', la navi è rutta.
Egli passò gran parte della vita in Salerai, ove morì il 15 aprile 1657 in età di 44 anni, e il suo ritratto fu inciso sul rame e riprodotto in molte copie, che portavano scritto il seguente elogio:
«R. P. T. Baptista Castellucci ordinis Minimorum, S. T. Lector, qui stultus ad quindecima annos ad stuporem servans in humilitate rarus fuit, in obedientia praecipuus, in prudentia invictus, in paupertate rigidissimus; sui suique corporis perpetuus hostis, et omni asperitatum genere adi-mirabilis; tandem virtutibus consumatus, plenus meritis, et mundo mortuus quievit in osculo Domini Salem die 15 apri-lis 1657 aetatis 43».1
Il suo corpo fu sepolto nella chiesa di S. Francesco di Paola in Salemi e sulla tomba sono scolpite le seguenti parole: «Hic tumulatae manent Reliquiae Venerabilis Servi Dei Patris Fratris loannis Baptistae Castelluzzi Ciminnensis Lectoris lubilitati. Qui in ter Minimorum Ordinem non so-lum doctrina, verum etiam sanctitate addictus erat, ut De-mens ab omnibus existimaretur. Demum invicta Patientia, Exemplo, Obedientia, Castitate, sui corporis Maceratione, caeterisque Virtutibus exornatus decessit in hoc Salernitano Conventu Decimo septimo Kalendas Maii Anno 1657».
Nella sagrestia della chiesa di S. Francesco di Paola in Salemi, esiste un suo ritratto colla seguente iscrizione: « R. P. loannes Baptista Castelluccio Ordinis Minimorum sacrae Theologiae Lector, qui stultus propter Christum affectus Divinae se totum Sapientiae mancipavit. Silentium ad quin-decim annos ad stuporem servans in humilitate rarus fuit:
in obedientia praecipuus; in patientia invictus; in pauperate rigidissimus; sui suique corporis perpetuus hostis, et omni asperitatum genero admirabilis; tandem virtutibus consuma-tus, plenus meritis, et mundo mortuus quievit in osculo .Domini Salem die 15 Aprilis anno 1657. Aetatis 43. Religio-nis 28 ».
In Ciminna, sua patria, esiste un altro ritratto, conservato nella chiesa di S. Francesco di Paola, colla seguente iscrizione: « Ven. Dei Servus P. F. loannes Baptista Castel-luzzo Ciminnensis S. Th. Lec.r vitae integritate illustris, corporis maceratione singularis, ac fidus silentii amator. Obiit Salem XV Aprilis 1657, aetatis suae 43 ».

1. Memorie stanche, su la città di Sdermi, per F. S. Baviera, p. 184.


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3. Suor Elisabetta Tippedi.
Suor Elisabetta Trippedi rese illustre il paese, che ebbe la fortuna di darle i natali. Nel Dizionario topografico di Vito Amico essa trovasi citata fra coloro, che illustrarono la Terra di Ciminna. E con giusta ragione, perché nel breve spazio di sua vita raggiunse tale grado di perfezione da restare esempio rarissimo e, direi quasi solo, nelle storie dei santi. Perciò i lettori mi perdoneranno, se mi tratterrò alquanto estesamente di questa singolare verginella.
Essa nacque in Ciminna il 21 ottobre 1653 da maestro Filippo e Margherita Trippedi, persone oneste e timorate di Dio. Giunta alla tenera età di cinque anni, cioè nel 1658, un giorno fu condotta dalla madre nel Ritiro della carità vicino la chiesa della Raccomandata, s'invaghì del luogo e dai suoi genitori ottenne il permesso di potervi entrare. E fu nel detto Ritiro, da cui più non uscì, che essa raggiunse tale santità da emulare e anche superare nella vita ascetica le persone più provette.
Avuta dalla natura una mente svegliata e precoce, imparò subito a leggere. Divenne modesta nel volto e nel vestire, lasciando tutte quelle puerili vanità, che sono cosa ordinaria nelle bambine; devota in tutte le orazioni e sopratutto ubbidiente agli ordini, che le venivano dati.
A 7 anni fece la sua prima comunione nella vicina chiesa della Raccomandata, il primo novembre 1660. E da quel
giorno in poi camminò a grandi passi verso l'acquisto della perfezione. Si tormentava tanto colle discipline, che spesso le erano proibite: per cilicio usava corde nodose, teneva una catinella di ferro strettissima in braccio, onde la mano corrispondente le si assottigliò, e portava chicchi di grano nelle scarpe per camminare con dolore. Digiunava quasi tutti i giorni, e quando ciò le era proibito, restava scontenta; spesse volte nella notte, durante le ore di riposo, si metteva genuflessa nel letto colle mani in croce, pregando e meditando qualche mistero della religione.
Queste ed altre cose, che essa faceva per mortificare l'innocente suo corpo, dovevano naturalmente influire sulla sa Iute di questo, e non passò molto tempo, che ne apparvero i primi sintomi. Già l'asma, malattia ereditaria nella sua famiglia, l'affliggeva quasi sin dalla nascita; ma nel febbraio del 1663 essa cominciò ad ammalarsi seriamente e, continuando la sua malattia, la supcriora del Ritiro in premio di tante virtù pensò di accordarle l'abito di professa oblata colla regola di S. Benedetto, lo che avvenne con somma consolazione dell'inferma il 4 aprile del detto anno. Indi la sua malattia non tardò molto tempo a produrre i suoi funesti effetti, perché ricevuti gli ultimi sacramenti e consolata da una celeste visione, nella notte del 30 aprile, circa le ore sei d'Italia, morì. Nel seguente giorno, che fu il primo maggio, Dio si compiacque onorare la sua verginella con alcune grazie fatte nel Ritiro. Infatti Suor Geltrude, maestra di novizie, stringendo con fede il soggolo della defunta con una mano, che da molto tempo era affetta da dolori artritici, disse: «Anima benedetta, ricordati di me». E incontanente si sentì riscaldare la mano d'insolito calore, ed ecco di nuovo rinvigorita e sana. Il giorno seguente il suo corpic-ciuolo fu esposto alla vista del pubblico, che accorse numeroso a vederlo, dietro la grata rispondente alla chiesa della Raccomandata; e poi, messo in una cassa, fu sepolto in luogo di deposito dentro una stanza, che serviva allora per sagrestia, non essendovi ancora le sepolture che dovevano farsi in occasione della nuova fabbrica della detta chiesa.
Fatta questa, il cadavere fu trasportato in un sepoltura a destra dell'altare maggiore, su cui ancora si legge la seguente iscrizione: «Elisabeth fulgens ad sponsum parvula scan-dit. Illius ossa tenet rusticus iste lapis. Obiit 30 aprilis 1663 ».
Il reverendo Sac. D. Santo Gigante, suo confessore, ne scrisse la vita, e Antonio Tornamira, giovandosi di quel lavoro manoscritto, ne pubblicò la relazione due volte, una nella fine della vita del R. P. D. Girolamo Arminio, e l'altra in un piccolo libro pubblicato da Carlo Adamo nel 1675 per uso delle monache oblate di Palermo.

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4. Fra Michelangelo da Ciminna.
LFra Michelangelo da Ciminna fu chierico cappuccino e morì in fama di santità in questo ex-convento. Nell'ex refettorio di questo esiste ancora il suo ritratto colla seguente iscrizione: « Michael Angelus a Ciminna quam a saeculo so-luerat, angelicam vitae innocentiam, et ignem, etiam erga Deiparam affectum, apud Capucinos caeterarum virtutum, quae Ephebos Senioribus pares e splendoribus auxit. Brevi igitur tempore aeternum promerens gloriae diadema una cum Seraphi Parente, ac divo Antonino Patavino, bis ante obitum sibi apparentibus, ad coelestia migravit anno 1620, aetatis suae 19 ».
 

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5. P. Fr. Vincenzo Salanitro
D5. P. Fr. Vincenzo Salanitro appartenne all'ordine dei Trinitari e morì in fama di santità a Palermo nel 1626 in età di anni 36. Nella sagrestia della Matrice esiste un suo ritratto colla seguente iscrizione: «Effigies servi Dei P. Fr. Salanitro Ciminnensis regalis ac militaris ordinis PP. Calceatorum B. Virginis Mariae de Mercede redemptionis captivorum huius regii conventus S. Annae filii et magistri no-vitiorum. Obiit Panormi die 18 mensis octobris anno Domini 1626, aetatis suae annorum 36, religionis vero 10, si-gnis et prodigiis illustris » Ex originali existente in d. venerabili conventu Panormi pinxit Domi Filippone 1816.
Finalmente debbo accennare ad altri uomini di santa vita, che non nacquero in Ciminna, ma vi passarono gran parte della loro vita. Essi furono i seguenti.

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6. P. Salvatore da Pantelleria
P. Salvatore da Pantelleria fu predicatore cappuccino adorno di tutte le virtù. Per l'innocenza e la mansuetudine della vita ebbe il dono dei miracoli.
Visse in questo ex-convento dei Cappuccini, ma morì in quello di Palermo. A perpetuo ricordo delle sue virtù, fu eseguito il suo ritratto, che esiste ancora nel detto ex-convento e porta la seguente iscrizione: « P. Salvator a Pantelleria Siculus concionator Cap.nus, omnium virtutum, ei gratiarum genere praeditus. Omnes enim Urbes ad eum veniebant, ad quas ipse non ibat. In extasim saepissime raptus notus omnibus, at solum inscius sibi. Tandem tot donis, muneribusque, et gratiis coelitus cumulatus die 29 nov. 1755 Religionis 39, Panormi mundo dixit: Vale».

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7. P. Santo Grech.
L7. P. Santo Grech nacque nell'isola di Malta, e perciò il popolo lo ricorda col nome di P. Malta. Costretto forse ad emigrare dalla sua patria, andò in Palermo e di là fu mandato nel convento di San Domenico in Ciminna, dove visse in continua penitenza e fu più volte priore. Infatti il capitano, i giurati e il sindaco di Ciminna, con supplica diretta al viceré il 18 gennaio 1793, chiesero che fosse raffermato nella sua carica di priore del convento di S. Domenico P. Fr. Santo Grech maltese, del quale descrissero la santità e le qualità desiderabili in un religioso.2 Aveva il grado di Lettore ed ebbe fama di uomo dotto. La sua morte avvenne verso la fine del secolo XVIII o nei primordi del secolo XIX, ignorandosi l'epoca precisa. Il suo corpo si conserva in una cassa di legno dentro la sepoltura dei confrati del SS. Nome di Gesù, esistente nella detta chiesa. Di lui si raccontano tanti fatti prodigiosi, a cui il popolo presta intera fede, e la sua memoria è ancora viva nel paese; corre per le bocche di tanti e spesso viene cantata la seguente poesia, composta da un certo Minica di Masi:

Malta chiddu grann'omu nutrìcau,
Ca fu già Santu di quannu nasciu,
Pi finu chi a li predichi arrivau
Sempri chi addimannava lumi a Diu.
Una barbara donna confissau,
Di li piccati soi nun l'assurviu;
A la cumunioni la truvau,
'Ngannari idda vulia l'eternu Diu.
Mentri ci dava l'ostia sagrata
La manu si la 'ntisi trattinuta;
La donna ristau dda addinucchiata
Di la virgogna si vitti scruputa,
La donna si susiu tutta adirata
Contru lu patri Santu s'impignau
E ristannu pi sempri arrabbiata
Pi moltu tempu lu perseguitau.
Lu patri Santu di Malta partiu,
L'amici e li parenti abbannunau.
Lu primu aiutu chi ci detti Diu
Una navi in Palermu lu purtau.
In Palermu truvau P. Brancatu,
Ch'è l'oturi di tutti li dutturi,
D'impegnu l'appi stu patri Letture
Di purtarlu a Ciminna a pridicari.
A Ciminna capitau stu gran dutturi,
Ca fu mannatu didd^'banna mari,
Vinni pi dari esempiu e timuri,
A tutti ni vulia\santificari.
Li cosi soi facia di chiddi genti,
La m'issa la dicia triunfanti.
Chi lumi chi ci dava lu Signuri
Ca pridicava senza studiari!
Quannu di lui purpitu scinnia
A la so cammaredda ìa a ripusari;
Ogni acidduzzu a li peri ci ìa,
Iddu ci spartia lu so manciari.
Li caminati sai facia luntanu
Pi dari a lu so corpu strazioni,
Monacu si vistiti dominicanu
Pi disprizzari la tintazioni.
Un iornu 'n campagna fu 'nvitatu
D'amici soi poi divirtimentu,
Lu corpu sutta 'a ficu appinnicatu
Lu spiritu cumparsi a lu conventu.
E di campavi chist'omu finiu,
La campana a martoriu sula sunau,
L'arma si la pigghiau l'eternu
Diu E a stu munnu lu corpu ni lassau.
Di quantu ni chianceru cristiani
Di lacrimi s'inchìu tutta la sfrata,
Di niuru si visteru li giugali,
Ci hannu fattu ggran pompi e funirali.
A fari parti nun guardari imprisi,
Friddu straurii e impruvisi,
La sapienza di Minicu di Masi
Ha nisciutu li parti a lu malfisi.

2. Archiviodi Stato di Palermo, Rappresentanze del Regno, b. n. 2.335.

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