CIMINNA (PA)

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Parte terza
oom:MemorieDocumenti1911.
   

Memorie e Documenti

Dr Vito Graziano
Pubblicato MCMXI

Parte III - cap. 3

Chiese dirute

 

1. S. Benedetto. — 2. S. Margherita. — 3. Madonnuzza. — 4. Chiesa dell'Ospedale vecchio. — 5. S. Vincenzo. — 6. S. Maria di Gesù. — 7. S. Maria dei Miracoli. — 8. S. Agata. — 9. S. Nicasio. — 10. S. Pantaleone. — 11. S. Barbara. — 12. S. Caterina. — 13. Annunziata. — Sacra famiglia. — Maria SS. del Lume. — . Altre chiese.


1. S. Benedetto.

La Chiesa di S. Benedetto col suo monastero sorgeva nel luogo, ove fu l'antico castello distrutto dal conte Blasco nel 1326.
Sulle rovine del detto castello sorsero le case di un certo Pietro Flodiola, Segreto di questa Terra. Egli, con testamento del 25 maggio IX ind. 1536 presso il notar Giacomo Battaglia, dispose che nelle sue case si fabbricasse un monastero dell'ordine della Madonna del Carmine sotto il titolo di Monte Cristo, legando tutte le sue terre esistenti nella contrada Marrana e lasciando fide commissario D. Guglielmo Ventimiglia, barone di questa Terra.
Avvenuta la morte del detto Flodiola, il suo fidecommissario edificò il monastero e con atto del 18 giugno XI ind. 1538 presso il notar Pietro Ricca da Palermo, lo dotò di una rendita di onze 20, cioè onze 16 per mantenimento delle monache e onze 4 per salario d'un prete al servizio del detto monastero.
Ottenuta la licenza deU'Ill.mo Arcivescovo di Palermo D. Giovanni Carandolet, si fecero venire dal monastero di S. Benedetto in Caccamo la Reverenda Madre Suor Ilaria Costantino, nativa di Ciminna ed eletta prima abbadessa, Suor Agata Sileci, sua zia, e Suor Dorotea da Polizzi, le quali a dì 14 luglio XI ind. 1538 presero possesso del monastero, alla presenza del detto D. Guglielmo Ventimiglia e del Reverendo prete Antonio Quatruccio, allora vicario e arciprete di questa Terra, seguitando l'abito della regola benedettina.
Dopo circa 87 anni quel monastero fu buttato interamente a terra per edificarvi quello attuale, di cui il vero fondatore fu Tommaso Urso da Ciminna. Egli con testamento del 15 maggio VI ind. 1593 presso il not. Baldassare Caeta da Palermo lasciò erede universale del suo vasto patrimonio la figlia Domenica, moglie di Antonio Giardino, colla condizione, che nel caso in cui questa morisse senza figli, subentrar dovesse nell'eredità la ven. cappella e confraternita della Madonna del Rosario, esistente nella chiesa di S. Domenico in Palermo, prelegando al monastero di S. Benedetto in Ciminna onze 10 e salme 3 di frumento ogni anno pel mantenimento delle monache. Ma, riflettendo forse che il detto monastero era cadente, con suo codicillo del 27 giugno dello stesso anno, dispose che, nel caso si verificasse la successione predetta, si assegnassero altre onze 100 di rendita, perché fosse fabbricato un nuovo monastero dello stesso ordine di S. Benedetto nelle case della sua abitazione rimpetto la chiesa della Raccomandata, e in seguito fossero sostenute le monache; lasciando fidecommissari il rettore della Casa Professa della Compagnia di Gesù in Palermo e il vicario foraneo di Ciminna.
Intanto il monastero andava sempre più decadendo e nel 1620 era ridotto con 3 sole monache ed era talmente disfatto, che il Rev. Padre Pietro Puzzo, venuto in questa Terra come visitatore incaricato dall'Em. Card. Giannettino Doria, ordinò che non si potessero ricevere più altre monache e che, avvenuta la morte di tutte, esso fosse riedificato. Perciò morta il 10 ottobre 1625 l'ultima monaca Suor Domicilia Marano in età quasi centenaria, il vicario foraneo Dr. D. Vincenzo Randazzo prese possesso del monastero con tutti i suoi beni mobili e stabili elencati in apposito inventario, e insieme col Rev. Dr. D. Alfonso Verardi, arciprete di questa Terra, subentrato nella fidecommissaria Tommaso Urso per la rinunzia del padre rettore della Compagnia di Gesù, s'accinse alla esecuzione testamentaria. Primieramente mosse lite ai rettori della confraternita del Rosario, la cui successione era avvenuta nel 1611, per avere l'intera assegnazione dei sudetti legati e i debiti di circa 15 anni di rendita. Questa lite dopo lunga discussione dell'una e dell'altra parte finì con un atto d'accordo del 12 agosto X ind. 1627 presso notar Cesare La Motta da Palermo. Allora i fidecommissari pensarono alla fabbrica del nuovo monastero, e poiché le case di Tommaso Urso non erano adatte, sia perché scoverte in molte parti, sia anche perché poste in sito inopportuno, decisero di fabbricarlo nel luogo stesso di quello antico, come più commodo e più salubre. Perciò ottenute le licenze dell'Em. Card. Giannettino Doria e dell'Ill.mo D. Guglielmo Graffeo, buttate a terra le antiche mura del monastero e la torre del castello, antico, ch'era d'impedimento, diedero principio alla fabbrica del nuovo, il quale riuscì assai più grande e più solido di quello antico.
Nel dicembre 1661 le fabbriche erano quasi complete e tutto pronto per la clausura. Perciò il 24 aprile XV ind. 1662 si fecero venire Suor Gesualda Maria Borgesi del monastero delle Vergini e Suor Placida Caterina Ramirez del monastero dell'Origliene, accompagnate dal Rev. Mons. abbate e ciantro della cattedrale Dr. D. Giovanni Antonino Geloso e dal Rev. Dr. D. Giovanni Battista Bongiorno, deputato dei monasteri, e da un gran numero di gente, e due giorni dopo presero possesso del monastero, la prima come abbadessa e l'altra come maestra di novizie.
Questo nuovo monastero si componeva di tre corridoi, esposti il primo a mezzogiorno, il secondo ad occidente e il terzo a settentrione e con celle da un lato e dall'altro. Esso durò fino alla legge di soppressione, per lo spazio di 204 anni, fiorendo sempre pel numero delle moniali e per l'abbondanza delle rendite. Nella presa di possesso, avvenuta il 31 dicembre 1866, il demanio trovò lire 4629,25 di rendite e censi annuali, L. 809 di opere d'arti e arredi sacri e Lire 15993,96 di beni immobili.
Nell'anno 1908 il monastero era divenuto tanto cadente, che si fecero uscire le poche monache rimaste dopo la soppressione, e con atto del 5 agosto fu venduto al Rev. arciprete Calcagno Giuseppe pel prezzo di L. 3300. La chiesa rimase interdetta e gli arredi sacri coi quadri e l'altare maggiore furono trasportati alla Matrice. Nel corrente anno 1911 il sudetto arciprete vendè il vasto fabbricato a parecchi privati per uso di abitazioni.

2.S. Margherita.

La chiesa di S. Margherita confinava con quella di S. Maria delPItria, da cui era divisa da un semplice muro comune, colla uscita nella stessa strada. Ora la sua porta è murata, il suo suolo divenne proprietà privata e il cappellone serve di sagrestia a S. Maria dell'Itria.
Nella detta chiesa fu fondata la nobile compagnia dei Bianchi, istituita nei primordi del secolo XVI da D. Guglielmo Ventimiglia, barone di Ciminna, e seguiva le regole di quella di Palermo. Furono confrati della detta compagnia tutti i successori del detto fondatore, i signori e duchi di Ciminna. Si estinse nel principio del secolo XIX.

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3. Madonnuzza.
La chiesa della Madonnuzza esisteva sopra la pubblica piazza in vicinanza dell'antica Porta Palermo. Nel 1741 un certo D. Andre Grimaldi, con testamento pubblico del 14 gennaio V ind. presso il notar Pietro Sclafani, legò una messa festiva da celebrarsi nella detta chiesa con l'elemosina di tari uno e grani cinque. Fu distrutta nel secolo
E' stata chiusa al culto. Non è accessibile.

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4. Chiesa dell'Ospedale vecchio.
L4. La chiesa dell'Ospedale vecchio era collaterale a questo, ch'era dietro la chiesa del Purgatorio. Fu abbandonata nel 1766, quando l'ospedale fu istituito nel luogo ove si trova tuttora. Nel 1774, col permesso dell'Arcivescovo di Palermo, fu convertita in casa privata e data ad enfiteusi.

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5. S. Vincenzo.
La chiesa di S. Vincenzo esisteva nel secolo XVII; infatti un certo Vincenzo Billingri, con atto del 26 ottobre IV ind. 1680 presso il notar Antonio Canzoneri, riconobbe un canone ch'egli doveva alla detta chiesa. Cessò d'esistere nel secolo XVIII.

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6. S. Maria di Gesù.
L'esistenza della chiesa di S. Maria di Gesù rimonta al secolo XVI, e vi era fondata una confraternita.
Nella detta chiesa esisteva un pregevole lavoro artistico consistente in un gonfalone con figure in rilievo ad intaglio eseguito da Vincenzo Pernaci da Palermo, come si rileva da un atto del 31 ottobre 1542 presso il notaro Alfonso Cavarretta. Si ignora l'epoca precisa, in cui la detta chiesa si distrusse.

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7. S. Maria dei Miracoli.
Nella chiesa di S. Maria dei Miracoli esisteva un beneficio fondato nel 1603. Da un libro di sacra visita, esistente nella curia arcivescovile di Palermo, si rileva che la detta chiesa aveva anche il nome di S. Maria della Neve. Vi era anche una confraternita e si distrusse nei primordi del secolo XVIII.

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8. S. Agata.
8. La chiesa di S. Agata esisteva a mezzogiorno del paese, sulla collinetta che conserva ancora il nome della detta santa, e nel sito stesso è una cappelletta dedicata alla Madonna chiamata della Portella. Ciò viene dimostrato con un atto di concessione dell'I 1 ottobre X ind. 1611, nel quale si legge che il giardino appartenente al convento di S. Francesco di Paola, ora abolito, aveva per confine anche la chiesa di S. Agata. Fu distrutta nei primordi del secolo passato e il quadro della santa fu trasportato in una cappella della chiesa di S. Rocco. Ma nel 1821 il cappellano di essa D. Francesco Trapani, non potendo ivi celebrare bene la festa per l'inaccessibilità della strada e per la mancanza di comodità, con lettera dell'Arcivescovo di Palermo in data 17 giugno, ottenne il permesso di trasportare il quadro nella chiesa di S. Francesco di Paola, ove ogni anno si celebra la festa a dì 5 febbraio.

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9. S. Nicasio.
Il sito ove si trovava la chiesa di S. Nicasio era ad occidente del paese e vicinissima allo stesso. Anch'esso fino a poco tempo addietro portava il nome della detta chiesa. È ignota l'epoca della sua fondazione, ma da un atto di concessione enfiteutica presso il notar Filippo Randazzo si sa che esisteva fin dal 1613. Nel 1656 era ridotta una povera chiesa, perché il Sac. Andrea Manfrè nel suo testamento legò onze sei all'anno da sorteggiarsi fra le cinque chiese più povere del paese per farne riparazioni, e nel primo e secondo anno elesse la chiesa di S. Nicasio e quella da farsi di S. Menna, che poi non si costruì più. Nel 1787 era già diruta ed interdetta, perciò alcuni confrati di detta chiesa con atto del 2 dicembre VI ind. ottennero dai rettori del Carmine la concessione d'una cappella, ove fu trasportato il quadro di S. Nicasio e ove fino a pochi anni addietro vi si celebrava la festa ali ottobre di ogni anno.

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10. S. Pantaleone.
La chiesa di S. Pantaleone era posta nel territorio di Ciminna ed esistenva fin dal secolo XII. Infatti nel tomo 2° della Sicilia Sacra del Pirri, 1 nel capitolo de notitia Sancii Spiritus Panarmi a foglio 1296, si legge, che a 9 novembre II ind. 1178 Guglielmo Re di Sicilia concesse all'abbazia di Santo Spirito di Palermo la chiesa di S. Pantalone con tutte le sue pertinenze e la chiesa di S. Nicolo di Misilmeri con tutte le terre, i canneti ed altro, ch'erano oltre il fiume del sudetto paese: « Damus similiter, et concedimus praefatae Abbatiae Ecclesiam S.ti Pantaleonis cum portinentiis Casalis Galli Rebalsuatt, cum tenimento suo, Ecclesiam S.ti Nicolai de Misilmiro cum cannetis, ac terris suis, quae sunt ultra flumen Misilmiri, et alias terras ad quinque pericla bovum; iuxta flumen praefatum ex altera parte, concedimus insuper etc. ».
Fino al secolo XVI la chiesa di S. Pantaleone appartenne alla sudetta abbazia di Santo Spirito, ma nell'anno 1516 passò con questa in possesso all'Ospedale grande di Palermo con lettere dell'Imperatore Carlo V, in data del 26 luglio. Perciò le bestie erranti nel feudo di S. Pantaleone si conducevano carcerate nel parco di Santo Spirito, posseduto ancora dal detto Ospedale grande.
Essendo questo in possesso della detta chiesa cominciò ad eleggere il beneficiale, finché nel 1588, passando a miglior vita D. Simone Tagliavia, né curando esso di eleggere il successore nel termine prefisso, questo dritto passò alla gran corte arcivescovile di Palermo, perché la chiesa e il feudo sudetto trovavansi nel circuito della sua diocesi. Perciò l'Ill.mo e Rev. D. Bonaventura Securi, allora vicario generale, il 3 ott. ind. 1589 passò ad eleggere beneficiale il Sac. D. Giuseppe Ansaldi, arciprete di Ciminna, con lettere d'istituzione del seguente tenore: « Et hoc stante elapso termino praefixo in forma iurium, et Concilii Tri-dentini ad eligendum et conferendum. Inde spectat electio et collatio ad dictum Ill.mum et Rev.mum Dominum Ar-chiepiscopum Panormitanum ex quo dictum Feudum est et Dioecesim Panormitanam. Inde etc.».
Il beneficiale aveva anche il titolo di barone, annesso al feudo della chiesa, col mero e misto impero. Infatti con atto del 17 settembre VI ind. 1562 presso il notar Pietro de Pici da Ciminna, il beneficiale di quel tempo gabellò la baglia del feudo e l'anno seguente, con altro atto del 3 gennaio VII ind. presso il detto notare, fece l'elezione del giudice di quel feudo, ed altri atti.
Nel 1687 la chiesa di S. Pantaleone era diroccata da più tempo, e il Sac. Dr. D. Antonio Pettineo, essendo beneficiale di essa per elezione dell'Arcivescovo D. Ferdinan-do de Bazan, edificò la nuova chiesa poco distante dall'antica e a sue spese la provvide del quadro del santo, dei gio-gali e addobbi necessari per la messa. La nuova chiesa fu finita di fabbricare e benedetta con permesso ottenuto dall'Are, di Palermo a 22 aprile XII ind. 1690.
Ma essa non durò molto tempo, perché nel 1787 era diruta e il beneficiale di quel tempo Sac. D. Michele Cascio, col permesso della corte arcivescovile di Palermo, in data 4 luglio V ind. ottenne dai rettori di S. Giovanni Battista la concessione d'una cappella, ove fu trasportato il quadro e vi si celebra ogni anno la festa a 27 luglio.
1. Sicilia Sacra, Apud haeredes Petri Coppulae, Panormi 1732.

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11. S. Barbara
La chiesa di S. Barbara esisteva forse sulla sommità di Monterotondo, ove si osserva ancora qualche traccia di fabbriche. Nel secolo XVI era già distrutta, e d'allora in poi la festa di S. Barbara si è fatta sempre nella chiesa di S. Antonio Abbate a 4 dicembre di ogni anno

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12. S. Caterina.
La chiesa di S. Caterina era sulla pubblica via, a poca distanza dall'acqua chiamata fontana del Re, e se ne vedono tuttora i muri esterni. Durò fino a pochi anni addietro, e vi si celebrava la festa ogni 25 novembre.

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13. Annunziata
La chiesa dell'Annunziata si chiamava anche S. Maria delle Rocche e fu fondata nel secolo XVI dal marchese Ceraci nel feudo omonimo. La nomina del beneficiale apparteneva al proprietario del detto feudo, che ne aveva il dritto di patronato, onde faceva la nomina e la presentazione del nuovo eletto, che il vescovo confermava. Esso si chiamava beneficiale e priore, e il beneficio era detto priorato.
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16. S. Andrea
La chiesa di S. Andrea si trova in vicinanza di quella sudetta, ed esisteva sin dal secolo XVI. Nel 1908, per disposizione del Card. A. Lualdi, fu in parte trasformata in ricovero di poveri. Un piccolo muro divide il dormitorio di questo dall'altare maggiore, che fu lasciato per potervi celebrare delle messe. La statua di S. Andrea fu trasportata alla Matrice, dove trovasi conservata in una cappella.

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17. Anime Sante
La chiesa delle Anime sante è un piccolo oratorio di recente fondazione. Nel 1832 fu costruita una cappelletta dedicata alle dette anime, e nel 1905, essendo accresciuta la devozione del popolo, fu ingrandita coll'acquisto di due camerette, fatto per iniziativa di Andrea Brancato con atto del 12 febbraio presso il not. Giuseppe Ingraffia.