CIMINNA (PA)

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Storia, arte, tradizione, costume, usi, verde, sole.......
Parte prima
oom:MemorieDocumenti1911.
   

Memorie e Documenti

Dr Vito Graziano
Pubblicato MCMXI

Parte prima - cap.2

Ciminna nell'epoca antica

1.Difficoltà_di_conoscere_le_origini_delle_città_e_dei_paesi_antichi 2.Etimologia_di_Ciminna 3.Avanzi_di_antiche abitazioni_nella_contrada_Cemuta 4.Nella_contrada_Pizzo 5.Nella_contrada_Cassone 6.Nella_contrada_S._Pantaleo 7.Nella contrada S. Nicolo.

 1. Difficoltà di conoscere le origini delle città e dei paesi antichi.


La prima quistione, che si presenta nella storia di un paese, è certamente quella dell'origine. Ma non sempre essa si può risolvere con certezza, poiché la maggior parte de' paesi hanno le loro origini avvolte nelle oscurità del passato. La mancanza di documenti scritti nei tempi preistorici e la scarsezza di quelli pervenuti fino a noi dalle prime epoche della civiltà spiegano quello che io ho sopra affermato. Anticamente gli scrittori delle storie erano pochi, e la maggior parte dei loro libri andarono perduti, con irreparabile perdita della scienza. Le difficoltà aumentano pei piccoli paesi, che avevano rare occasioni di essere tramandati alla posterità.Quindi ora nelle ricerche siamo spesso costretti ad affidarci ad altri documenti e camminare di congettura in congettura, per giungere a risultati, che non sono sempre assolutamente certi. In queste condizioni ho cercato, per quanto debolmente ho potuto, d'indagare l'origine del mio paese, ed ora espongo le notizie da me raccolte.

 

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2. Etimologia di Ciminna.


La prima ricerca che suole farsi nella storia di un paese è l'etimologia del suo nome, che ha spesso gettato molta luce nei casi, in cui la storia non ha potuto farlo per mancanza di documenti. Or volendo cercare l'origine della parola «Ciminna», sembra che essa sia proveniente dalli lingua araba, dove si trova l'aggettivo soemìn. che significa « pingue, grasso » parlandosi di terreno e nel femminile scemìna(t), che dal popolo si pronunzia soemìna. Questo significato della voce araba troverebbe la sua spiegazione nel la fertilità del suolo, che fu dimostrata nel primo capitele e meritò al Comune il titolo di ubertoso.
Ma come si potrebbe spiegare il passaggio della sin in c? Ciò è facile comprendere quando si osserva che il suonc della lettera araba è dolce e sibilante ed è simile a quella della c siciliana, la quale sta fra il suono della e italiana e quello del digramma ch francese. Né questo passaggio è rare nelle voci arabe, entrate nel nostro dialetto, così per es dall'arabo sumlat o samalat, che significa « poca acqua » si è formata la parola sciamula, che vuoi dire « cavità della pietra dove risiede l'acqua »; da sifr « vuoto, nulla, zero » si è fatte cifra «segno numerale»; da sàtir yà ma tara «oh Dio che vedi » pare sia venuta l'espressione di meraviglia sciàtira e màtara. In questo poi al passaggio dell'a araba in e e queste in i siciliana, si può dire che esso è un fatto glottologico co munissimo, specialmente quando le dette vocali non sono seguite dall'alef, dall'uà né dall'yà, e s'incontra quasi ad ogni voce di quelle raccolte nel vocabolario etimologico: « Le fonti arabiche nel dialetto siciliano del P. Gabriele e G. M. Calvaruso » 1 di cui si è pubblicata la prima parte «Etimologie lessicali».2
S'è vera, come pare, l'origine araba della parola Ciminna, ne seguirebbe che il Comune esisteva anche sotto i dominio musulmano in Sicilia, e questo viene dimostrato an che, come si dirà in seguito, da documenti storici. Ma potrebbe anche darsi che esso preesistesse e avesse poi cambiato il nome, come avvenne per tanti altri paesi. Questa seconda ipotesi parrebbe confermata dalla testimonianza del Fazzello, il quale, parlando di Ciminna, la chiamò novi nominis oppidum3. Quale fosse stato, nella seconda ipotesi, il nome primitivo del paese non si conosce allo stato attuale e forse si deve cercare in quello di qualche antica città, di cui finora si sconosce il sito.
 

1. Debbo alla cortesia del Sig. G. M. Calvaruso la suddetta spiegazioni etimologica
2
. L'intera opera conterrà altre due parti, che tratteranno delle etimo gie toponomastiche ed onomastiche, e formerà una preziosa raccolta di tutti le voci siciliane derivate dalla lingua araba

3
. Deca I, cap. II, p. 230, Palermo 1758.

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3. Avanzi di antiche abitazioni nella contrada Cemuta.
Alla distanza di un chilometro circa da Ciminna, nella direzione di sud-est, s'incontra una contrada chiamata Cemuta e anticamente Scenduta pel declivio che presenta il suolo. Ivi la costante tradizione del popolo crede con certezza che sia stata Ciminna nell'epoca antica. Questa tradizione, mantenuta viva fino ad oggi, viene confermata dagli avanzi, che la coltivazione del terreno non ha ancora interamente distrutti. Infatti lungo la trazzera principale, che attraversa la detta contrada e precisamente a destra di chi la salisce, cominciando dal luogo detto Sagramentello sino alla fontana pubblica, che è poco distante dalla detta trazzera, s'osservano molti rottami di creta cotta, pietre provenienti da antiche fabbriche e in alcuni siti non poche basi di muri, che fanno conoscere la grandezza e la forma delle case. Nella detta fontana si riuniscono diversi condotti in calce, che si credono opera antichissima. Ma vi è di più. A breve distanza dalla detta trazzera, in corrispondenza della fontana che ho sopra accennata, nel 1886 fu scoperto un mosaico, esteso da un lato per circa m. 7 e dall'altro m. 4. A questo punto i lavori, eseguiti per iniziativa privata del Sacerdote Vito Leto, furono abbandonati, né sono stati più ripresi. I disegni, che dava la parte meno devastata, rispondevano a quegli stessi del grande mosaico scoperto pochi anni prima nella campagna di Carini e a quello scoperto nel 1838 nella cripta di S. Elena in Roma. Il Prof. Vincenzo Di Giovanni, occupandosi dei detti scavi, in seno alla Società di Storia Patria nella seduta del 14 novembre 1886,4 reputò che si trattasse di una basilica cristiana, essendo anche fra i tondi e i quadretti venuto fuori un uccello sopra un ramo, che aveva fiori e campanelle, così come si vedono in altri mosaici cristiani del IV e V secolo. Fu scoperta pure una tomba contenente molte ossa umane
.
Il Prof. Di Giovanni nella detta seduta rilevò l'importanza di quella scoperta, che fa certa, secondo lui, l'esistenza di Ciminna prima dell'epoca musulmana, e conchiuse interessando la Società per la continuazione degli scavi e la conservazione di tutto quello che sino allora si era scoperto. Egli interessò nuovamente la detta Società nella seduta del 13 febbraio 1887,5 ma neppure questa volta, quantunque fosse stata riconosciuta l'importanza di quelle scoperte, ottenne alcuna cosa.Da quanto ho sopra riferito non può restare alcun dubbio che quel luogo sia stato abitato; ma ciò può provarsi anche con documenti storici, che non si possono riferire all'attuale paese, perché, come sarà in appresso dimostrato, esso allora non esisteva.In un diploma scritto in greco nel 1098 e conservato nell'Archivio della cattedrale di Palermo6 si dice che il conte Ruggiero, conquistata oramai tutta quanta l'isola di Sicilia, volendo ristabilire i tempi di Dio rovinati dagli « Atei Agareni » e trovando il Monastero di S. Maria di Boico (Vicari) dedito al culto divino e pregante pel trionfo della cristianità, donò a Iacopo, abate dello stesso, terre, animali e servi in Boico, Ciminna, Scopello, Patterano e Garciniene. Ma vi è di più. In un altro diploma posteriore, scritto pure in greco nel 1123 e conservato nel R. Archivio di Stato di Palermo,7 si dice, in riassunto, questo: il conte Ruggiero, dimorando in Palermo, assistito da Cristodulo Protonobilissimo ed Ammirato, fatta debita inquisizione, dirime una quistione insorta tra Bumadari figlio di Patterano coi suoi fratelli da una parte, e Monella dei Patterani dall'altra, circa al diritto sopra un molino sito sul fiume Sulla tra Librizzi e Ciminna, confermando la detta Monella nel possesso di esso molino. Le persone mandate dalla Moriella a far valere le sue ragioni, dicono che questo molino era stato costruito e posseduto da Giosperto prima della ripresa di Ciminna8 e della strage dei feudatari ed esibiscono un atto in saracenico, che vien letto dal Cadì di Palermo, col quale si dimostra che gli uomini della detta Moriella avevano comprato il molino medesimo da Ibu Nasach di Palermo.
Nel diploma si accenna evidentemente ad un fatto d'armi, avvenuto sia a sostegno della buona causa sia per opera di ribalderia e di tradimento. Vi fu strage di persone, che il Cusa chiama feudatari e lo Spata Terreri, i quali furono una famiglia che sembra abbia rappresentato una parte nella conquista normanna. Ma, stando al testo originale tgjv tsq-qkq'hqv, può intendersi anche, secondo alcuni, per terrazzani. Nel senso inteso dallo Spata risulterebbe che Ciminna fu terra feudale sin dalla conquista normanna. Dal contesto dello stesso diploma risulta anche che gli Anziani, o autorità municipali di Ciminna, erano nominati a mo' di corporazione FeQovsia ed esercitavano l'uffizio di giurati nelle cause di confini e di proprietà rurali.9
A provare meglio l'esistenza di Ciminna in quel tempo, accenno ad un atto greco-arabo del 26 agosto 1176. In esso Eugenio, segreto della Doana, descrisse e assegnò i confini del feudo della Charsa, e a tale uopo fece riunire nel luogo, dove era la quistione, gli Anziani (senes de regimine} delle Terre circostanti, fra le quali è citata quella di Ciminna.10Ma quando questa sia sorta non si sa; però dagli avanzi del mosaico sopra descritto e dall'assenza di documenti appartenenti all'epoca greco-romana, è da supporre che sia sorta nell'epoca bizantina. Si ritrova con certezza nell'epoca musulmana, poiché, come si è detto, fu presa d'assalto, e par che sia scomparsa nell'epoca normanna verso la fine del secolo XII. Per le vicende subite nella detta epoca essa dovette deperire, finché venne poi abbandonata. Ma notizie più sicure si potranno forse avere, se e quando a spese del Governo saranno ripresi gli scavi, di cui ho parlato più sopra. Ciò è sperabile per l'interessamento dell'illustre Prof. Salinas, che diverse volte ha visitato quella località.

4. « Archivio Stor. Sic. », a. XI, p. 527, Palermo 1886.
5. « Archivio Stor. Sic. », a. XII, p. 160, Palermo 1887.
6. Questo diploma è riportato nel testo greco da Salvatore Costa, J diplomi greci ed arabi di Sicilia, pubblicati nel testo originale, Palermo 1868, p. 4 e seg.
7. Questo diploma è riportato nel testo greco nella citata opera del Cusa a pp. 471 e 472, e nella traduzione italiana anche nell'opera di Giuseppe Spata, Pergamene greche esistenti nel grande Archivio di Palermo, Palermo 1861, p. 410.
8. A poca distanza dal luogo, ove era l'antica Ciminna, esiste una fontana chiamata del Re, ove si dice che Ruggiero abbia bevuto, e le contrade vicine si chiamano Ruggiero e Contessa. Tali nomi sembrano avere relazione coi fatti acennati in questo luogo
.9. Michele Amari, Storia dei Musulmani di Sicilia, vol. III, parte I, Firenze 1868, pp. 284 e 285.
10. Giuseppe Spata, Pergamene greche, Palermo 1861, pp. 453 e 454.

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4. Nella contrada Pizzo


Questa contrada è a sud-est di Ciminna, da cui dista poco più di due chilometri. Essa finisce in una sommità a picco, ch'è 805 metri sul livello del mare ed è la più alta di tutto il territorio. Nella parte più elevata esistono avanzi d'antiche abitazioni. Infatti si sono trovati molti rottami di creta cotta, pietre provenienti da fabbriche, monete antiche e molti oggetti di ceramica, alcuni dei quali verniciati in nero e consistenti in figurine di varie forme e dimensioni, che servivano per culto e per adorni, scodelle, lampade e molti vasi, dei quali se ne conserva uno d'enorme dimensione per uso di serbare acqua nella casa del Signor Caeti Pietro fu Porfilio. Esso misura all'esterno una circonferenza di m. 4 e un'altezza di m. 1. Pochi anni addietro se ne trovarono in tale quantità da far supporre ivi l'esistenza di forni, i quali dimostrano, ancora una volta, che in Sicilia esistevano fabbriche, con propri artefici ed operai, per lavori di ceramica,come mattoni, lampade, ornati architettonici, rilievi e figurine.
Moltissimi dei detti avanzi andarono perduti nellemani di contadini ignoranti, ma alcuni sono stati acquistati dal Museo Nazionale di Palermo e da quello Comunale di Termini. In quest'ultimo esistono alcuni vasi fittili, cioè un cratere, due gutti, un orcio a vernice nera, ed altro vaso con coperchio, ornato con pittura di due teste muliebri in fondo nero, nello stile delle fabbriche ruvestine. Si trovarono insieme con altri frammenti fittili e con resti di ossa umane.11 Tali oggetti furono dichiarati come provenienti da un fondo denominato Portella del Gallo, contrada di S. Caterina verso sud-ovest, alla distanza di un chilometro circa dall'abitato; ma ciò non sembra verosimile, poiché Portella del Gallo e S. Caterina sono due contrade diverse e lontane fra loro, distano molto più di un chilometro e non sono ad ovest del paese. Perciò ritengo che essi provengono dalla contrada Pizzo, ove si trovano simili oggetti.
Anche ora, coltivando il terreno, si trovano di tali avanzi; ma ad evitare per l'avvenire che essi vadano dispersi o finiscano nei musei di altre città, sarebbe ottima cosa che il Comune formasse un piccolo museo per raccogliere gli oggetti antichi di tutto il territorio e le opere d'arte, che per la cattiva manutenzione e l'incuria di chi ne ha il dovere son destinate a perdersi. Chi non vede l'utilità che ne verrebbe alla storia locale e al decoro del paese? Né la spesa sarebbe superiore alle risorse del bilancio comunale, se il museo si aggregasse alla biblioteca, della quale parlerò in seguito. Ma ritornando a quello che ho detto, sorge spontanea la domanda: «A quale epoca rimontano quelle abitazioni»? Per rispondere a questo non si conosce alcun documento scritto, e quindi bisogna affidarsi ai sudetti avanzi. Que; appartengono all'epoca greco-romana, e quindi è da suppc re che esse siano esistite in quei tempi.
Sembra che il detto abitato sia scomparso in questa s conda epoca, perché non si trovano avanzi di tempi post riori; ma non si può affatto stabilire quando sia sorto. P l'altezza del luogo (m. 805 sul livello del mare) e per difficoltà di accedervi si presta molto bene alla difesa, e qui di può essere stato scelto per abitazione dai popoli più antichi, che vennero in Sicilia. Ivi esiste la grotta dei Saraceni che ora è diventata di difficile accesso e non è stata scienficamente esplorata; ma coloro che l'hanno visitata dicono di avervi trovato molte ossa umane. Se ciò è vero, è probabile che quel luogo sia stato abitato sin dai tempi preistorici. Comunque sia, è certo che le abitazioni sorte in questa contrada sono più antiche di quelle descritte nella contrada Cemuta, dalle quali distano qualche chilometro circa; ed credo che queste ultime siano state scelte per l'esistenza della sorgiva d'acqua, che anticamente doveva essere più abbondante di oggi, per la fertilità del suolo e per il clima temperato.

11. Notizie degli scavi di antichità comunicate alla R. Accademia dei Lincei, anno 1878, p. 383.

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5. Nella contrada Cassone.


Alla distanza di qualche chilometro circa dall'attule paese, nella direzione di sud, in una contrada denomina Cassone, si trovano altri avanzi d'antiche abitazioni. Essi trovano precisamente a sinistra di chi salisce la trazzera principale della contrada, un po' al di sotto del pozzo d'acqua ch'è proprietà comunale. In una zona di terreno, estesa e ca due ettari, si vedono molti rottami di creta cotta e qualche sito alcune basi di muri antichi. Il nome della contrada fa sospettare che i detti avanzi appartengano all'anti Hasù, che nella geografia di Edrisi, scritta per il Re Ruggiero e resa pubblica nel cominciare del 1154, è così descritti « Fra Cefalà, nominata dianzi, e Hasù son due miglia fra che, ed altre due simili da Hasù a Vicari. Hasù è casa nel cui territorio si fa di molte seminagioni, e si raccolgoi varie specie di produzioni, massime granaglìe e civaie.
M. Amari nella sua Biblioteca arabo-sicula, voi. 1° pag. 89, Torino e Roma 1880, riportando le parole sopra riferite, aggiunge in nota: « La voce Hasù non è arabica. Occorre nel diploma del 1182, presso Cusa, op. cit., pag. 196 e 231, dove la versione latina ha Chasum e il sito non pare lontano da quello che indica Edrisi e che tornerebbe all'odierno Comune di Ciminna ». E in una altra nota della sua Storia dei Musulmani di Sicilia, voi. Ili, pag. 776, egli cita Kassu fra' grossi paesi scomparsi nell'epoca normanna e aggiunge: « Nel sito di Kassu, o non lungi, è sorta Ciminna». È vero che questa si trova in una posizione intermedia tra Vicari e Cefalà, ma l'identificazione di M. Amari non sembra accettabile, poiché ai tempi d'Edrisi Ciminna esisteva con questo nome, e quindi non poteva confordersi con Kassu. Ma vi è di più. Nel diploma del 1182, col quale Guglielmo II dotava la chiesa di Monreale sul confine della magna divisa di Corleone, è ricordato il casale Chasum, nelle vicinanze di Busammara « et mons Zuzara ex australi parte et occidentali pertinet ad Chasum, et vadit per summitatem montis et descendit ad Kalabusamara; et ipsa Kala est in divisa Coriolionis».12 E se infine si riflette che gli avanzi, osservati oggi nella contrada Cassone, non sono tali da far supporre un grosso paese, qual'era Chasu, non può restare più alcun dubbio su quello che ho detto sopra. Il Prof. Salvatore Raccuglia, nella sua storia delle città di Sicilia, parlando di Mezzoiuso, opina che quel casale sia stato in una località dell'attuale territorio di detto Comune, chiamato Pizzo di casi. Ma a qual paese appartennero gli avanzi esistenti nella contrada Cassone? Essi distano mezzo chilometro circa da quelli descritti nella contrada Gemuta, e perciò appartengono forse a qualche sobborgo dell'antica Ciminna. Questo sospetto viene in qualche modo confermato dalle tracce di due antichi condotti di creta cotta provenienti, uno dalla contrada Cernuta e l'altro dalla contrada Cassone. Essi conducevano nel Comune attuale le acque di quelle sorgive che servirono anticamente all'uso di quegli abitanti, che si erano raccolti nel nuovo paese, come in seguito dirò meglio.


12
. cusa, Diplomi greci ed arabi di Sicilia, Palermo 1868, voi. I, p. 179.

 

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6. Nella contrada S. Pantaleo.


Questa contrada è a nord di Ciminna, da cui dista due chilometri circa. Salendo la trazzera principale della detta contrada, prima d'incontrare la via rotabile, si osservano a destra gli avanzi dell'antica chiesa di S. Pantaleone, della quale parlerò in appresso. Cominciando da questa fin sopra la detta via rotabile si vedono tracce evidenti di antiche abitazioni, che consistono in rottami di creta cotta provenienti da canali, mattoni e vasi, in pietre di fabbriche e diverse basi di muri antichi. Pochi anni addietro certo Vito Graziano inteso Ventura, nell'intaglio praticato per la costruzione della detta via rotabile, trovò, a poca profondità dal suolo, un gran vaso, che portava incisa la data « 1210 ». Esso non è verniciato e misura l'altezza totale di m. 0,85 con una circonferenza, nella parte media, di m. 0,98; ha due manichi e nella parte inferiore finisce a punta. Oltre al detto vaso, negli scavi fatti per la costruzione della via rotabile, verso il 1870, ne furono trovati altri, alcune lampade e diverse tombe contenenti ossa umana.Ma qual'era il nome di questo casale? Nella Sicilia Sacra del Pirri, pubblicata in Palermo nel 1733, al tom. II, pag. 1296, si legge che a 9 novembre II ind. 1178 Guglielmo, Re di Sicilia, concesse all'abbazia di Santo Spirito di Palermo la chiesa di S. Pantaleone colle pertinenze del casale Gallo Rebalsuat. Il documento non dice il luogo, dove questo sia stato, né finora esistono altre prove che l'indichino con precisione. M. Amari,13 parlando del detto casale, dice che era presso Palermo e richiama il documento del 1178,da me accennato. Ma si mostra incerto del sito, perché subito aggiunge: «Forse è lo stesso che il casale Gallo, il quale era presso il capo dello stesso nome».14 Ma la diversità risulta dalla parola aggiunta Rebalsuat, e perciò furono due casali. Or non sapendosi il luogo dove uno di essi sia stato, è probabile che gli avanzi osservati nella contrada S. Pantalco appartengano al casale Gallo Rebalsuat, donato al-PAb. di Santo Spirito colla vicina chiesa di S. Pantaleone. Per mancanza di documenti non possiamo dire quando il detto casale sia sorto;15 ma è certo che esso esisteva nel secolo XII, pare che sia scomparso nell'epoca normanna ed i suoi abitanti abbiano popolato l'attuale paese di Ciminna. Ciò sembra verosimile per la vicinanza del luogo e per l'esistenza dell'antico condotto di creta cotta, che conduceva l'acqua di S. Pantaleo nel sottostante burrone, e di là, nel 1869, portata dentro l'abitato.

13. Carte Comparée de la Siale moderne avec la Stelle au XII siede, Index topographique de la Sicile au moyen age, Paris  1859.
14. Questo casale è citato in un diploma del 1086, col quale il Duca Rug-gieri, figlio di Roberto Guiscardo, concesse il casale Gallo con quattro villani presso Misilmeri ad Alcherio are. di Palermo e in un altro diploma del 20 agosto 1270, col quale si conferma la detta donazione e si dice espressamente che il casale era situato nel territorio palermitano.
15. A brevissima distanza dal detto casale, verso ovest, si trovano tre tombe a forno, incavate nella parete verticale di una roccia, che guarda a nord-est. Ogni tomba contiene due escavazioni orizzontali, delle quali quattro furono costruite per adulti e due per giovani, misurando queste ultime la lunghezza di m. 1.15. La presenza delle sudette tombe, benché poche di numero, fa supporre in quella località l'esistenza di abitazioni in tempi antichissimi.

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7. Nella contrada S. Nicolo.


In una contrada, chiamata S. Nicolo e volgarmente Matritunnu, esistono numerosi avanzi di antiche abitazioni. Essi consistono in rottami di creta sparsi sul suolo e in molte tombe che contenevano ossa umane. A poca distanza dalla sorgiva, che prende il nome dalla contrada, si son trovate, zappando il terreno, molte tombe costruite con pietre intagliate e contenenti ossa umane. La coltura del suolo ha fatto scomparire nella superficie le tracce delle dette tombe, ma, scavando nel sottosuolo, se ne trovano tuttora.
Scendendo dal detto luogo verso la parte inferiore della stessa contrada S. Nicolo s'incontrano sempre dei rottami di creta cotta; e nel sito, dove a brevissima distanza il terreno s'avvalla a picco, per un'antica frana, verso il torrente sottostante, si vedono ancora alla superficie una ventina di tombe incavate sui massi del suolo, di diverse dimensioni e contigue fra loro. Esse contenevano certamente scheletri umani, che coll'andar del tempo andarono dispersi, e insieme con quelle sopradette fanno credere all'esistenza di un centro abitato.Per quanto riguarda l'epoca in cui esso esisteva, nulla di certo si conosce; ma si può cercare qualche luce nell'etimologia del nome popolare della contrada, che sembra d'origine araba. Infatti Matritunnu, secondo lo stesso Sig. Calvaruso, fonicamente somiglia moltissimo all'arabo moedoer «villaggio, borgata » e dùn « basso, inferiore, vile » e quindi villaggio sottostante, che corrispondeva precisamente alla sua posizione topografica rispetto al vicino monte. Quindi sembra che non questo, come parrebbe a prima vista, ma il villaggio abbia dato il nome alla contrada.Secondo questa etimologia, pare che il villaggio sia esistito nell'epoca musulmana e forse sia scomparso in quella normanna, per la formazione del nuovo paese che cominciava a sorgere.

16. Nello studio degli antichi avanzi, descritti in questo capitolo, mi fu assai utile il Sig. Piraino Giuseppe da Ciminna, per la conoscenza topografica ch'egli possiede di tutto il territorio.

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